La scrivente Organizzazione Sindacale, nell’ambito delle proprie prerogative, con la presente intende promuovere riflessioni, anche con spirito collaborativo, utili alla tutela del personale e, nell’occasione, degli appartenenti al Comparto navale. In questa sede, pertanto, riteniamo opportuno rappresentare una tematica d’interesse collettivo che abbraccia diversi aspetti critici riguardanti gli equipaggi delle Unità navali del Corpo. In primis, riteniamo dover senz’altro rendere merito allo sforzo chiarificatore compiuto dall’Amministrazione, a suo tempo, in ordine alla regolamentazione dell’orario di servizio nella Guardia di Finanza (v. circolare n. 289086/017 del 28 settembre 2017) attraverso la quale sono stati risolti molti dubbi e fornite puntuali indicazioni. Tuttavia, risulta intuitivo che tale meritoria opera riordinatrice presenti, giocoforza, alcuni aspetti problematici laddove fosse applicata, sic et simpliciter, al peculiare contesto di Polizia del mare, giacché lascerebbe intatto lo “spettro opinionistico – interpretativo” che, in alcuni contesti, lascia i comandanti di Reparto/Unità navale e gli equipaggi a doversi confrontare quotidianamente con diverse fonti normative, talvolta molto articolate e complesse, oltre al carico da sopportare e gestire costituito dai rischi, disagi e stress correlati al particolare servizio prestato in mare. La situazione appena tratteggiata difficilmente si concilia con un settore che si è notevolmente evoluto e modernizzato, adattandosi al costante cambiamento degli scenari di riferimento. Come è noto, oggi, quale depositaria di attribuzioni esclusive di Autorità di P.S. a mare – Polizia del mare (D.Lgs. 177/2016), la Guardia di Finanza si è dotata di una struttura organizzativa composta da una componente di proiezione (organizzata su tre Gruppi Aeronavali) e una componente territoriale (distribuita su 15 Reparti Operativi Aeronavali) che impiega un dispositivo integrato costituito da oltre 350 mezzi navali, sempre più performanti e tecnologici, di elevato dislocamento e autonomia, necessario al rafforzamento del ruolo di presidio, senza soluzione di continuità, dalla costa sino alle acque internazionali, impegnato nella tutela e difesa degli interessi nazionali e unionali. Nuova responsabilità che si aggiunge alla missione esclusiva di Polizia economico – finanziaria e alle ulteriori azioni sviluppate a titolo di concorso con altre istituzioni nazionali, per arrivare all’attività di soccorso in mare che le Fiamme Gialle, da sempre, assicurano, profondendo ogni sforzo per conciliare la primaria funzione della salvaguardia della vita umana con la necessaria azione di contrasto e indagine nei riguardi delle organizzazioni dedite ai traffici illeciti perpetrati via mare. Rimarcando la particolarità e disomogeneità delle questioni di cui trattasi e i connessi profili di accentuata delicatezza, incidenti in maniera significativa sul benessere della “comunità navigante”, al fine di evitare, per il futuro, il necessario ricorso suppletivo a interpretazioni dettate certamente dal buon senso (orientato, naturalmente, al rispetto della normativa vigente), sarebbe, a nostro avviso, essenziale pervenire al conio di una direttiva riordinatrice e chiarificatrice, dedicata esclusivamente alla Polizia del mare, grazie alla quale – nel solco, a titolo esemplificativo, della metodica applicata con la citata circolare n. 289086/017 del 28 settembre 2017 – fosse possibile giungere ad un miglior benessere organizzativo del personale navigante e responsabile delle operazioni, in senso ampio e trasversale, caratterizzanti esclusivamente la “vita lavorativa” delle donne e degli uomini del servizio navale. Più in particolare, avuto riguardo alla tematica dell’impiego operativo dei mezzi navali del Corpo (allo stato dell’arte, disciplinato da circolari interne, e di fatto riferito alle sole prescrizioni e limitazioni descritte nei manuali tecnico – operativi delle Unità navali armate), appare senz’altro utile stimolare riflessioni dirette alla redazione di una direttiva attraverso la quale stabilire, fra l’altro, i criteri per l’applicazione uniforme dell’orario di servizio e compenso straordinario massimo giornaliero per il personale imbarcato – in condizioni “normali” – sia in porto, sia in navigazione. A corredo di ciò, sarebbe altrettanto pregnante chiarire e stabilire il limite massimo d’impiego in missione, in termini di ore, delle singole classi di Unità navali, avuto riguardo alle tabelle di equipaggiamento, alle dotazioni e caratteristiche, alle norme sulla sicurezza della navigazione, relazionando la res (il mezzo, l’Unità navale) ai bisogni del personale di bordo, specie laddove trattasi di servizi “continuativi” e non interrompibili, come, per l’appunto, un’attività di navigazione. Nell’ambito di tali riflessioni, occorrerà, a nostro avviso, agevolare e tutelare la figura dei comandanti di Unità navali, nella qualità di garanti della “comunità navigante”, ai quali dovrebbe essere consentito, grazie a regole chiare e intelligibili, l’agire a tutela dell’equipaggio e della stessa nave, in ogni contesto, fermo restando il perseguimento degli obiettivi strategici. Sotto questo aspetto, sarebbe auspicabile soffermarsi sull’opportunità di favorire al meglio la gestione dei turni di “confortevole riposo” dalle specifiche mansioni del personale in navigazione, specie se protratte oltre il consueto orario di servizio…………….Clicca qui e scarica la versione PDF
Rivolte e violenze nel CPR di Gradisca d’Isonzo (GO). Le forze dell’ordine esposte alla furia violenta degli immigrati.
La scrivente Organizzazione Sindacale dopo gli ennesimi ed incresciosi fatti di cronaca avvenuti presso il C.P.R. di Gradisca d'Isonzo (GO),...